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Controlli ISEE: chi controlla e cosa si rischia per dichiarazioni false

di Alessandra Caraffa - 15/03/2021

Controlli ISEE

I primi controlli sulle nuove dichiarazioni ISEE, quelle cioè che considerano non soltanto il numero dei conti correnti ma anche la giacenza media di ognuno, sono stati annunciati a partire dal primo Gennaio del 2020. 

In quell’occasione l’INPS diramò un messaggio in cui informava di “un controllo automatico sulla base dei dati contenuti nell’archivio dei rapporti gestito dall’Agenzia delle Entrate”. 

Tale controllo avviene tuttora a campione, ed è esplicitamente finalizzato a verificare la corrispondenza tra quanto indicato nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e quanto risulta nell’ISEE.

Vediamo dunque chi controlla le dichiarazioni ISEE dei contribuenti e quali sono le conseguenze previste dalla legge per ISEE sbagliati o presentano dichiarazioni mendaci od omissioni.

ISEE e DSU: il calcolo della situazione economica di un nucleo familiare

L’ISEE - o indicatore della situazione economica equivalente - è una certificazione che sempre più cittadini si trovano a dover produrre: è infatti il documento da presentare per la maggior parte delle agevolazioni fiscali, ma anche per l’accesso a strumenti come il reddito di cittadinanza o i diversi bonus stanziati dal Governo negli ultimi anni (su Patronato.com puoi richiedere l'ISEE online: Clicca qui per maggiori dettagli).

L’ISEE ha validità fino al 31 Dicembre dell’anno cui si riferisce e tiene conto, almeno nella versione ordinaria, dei redditi e del patrimonio dei due anni precedenti la data di emissione del documento. 

Esiste poi una versione “temporanea” dell’ISEE - il cosiddetto ISEE corrente - che ha validità sei mesi e può tener conto anche soltanto dei due mesi precedenti alla dichiarazione. Tale strumento può essere presentato nel caso in cui sopraggiungano importanti modifiche della situazione patrimoniale, reddituale o relativa allo stato di famiglia.

In ogni caso, il calcolo dell’ISEE punta a ricostruire la situazione patrimoniale del nucleo familiare, per cui tiene in considerazione:

  • il patrimonio immobiliare del nucleo familiare;
  • il patrimonio mobiliare, ovverosia la giacenza media di tutti i conti correnti e libretti di accumulo o simili intestati a membri del nucleo familiare;
  • redditi percepiti dai membri del nucleo familiare;
  • il numero dei componenti della famiglia, aspetto che viene calcolato tramite una specifica scala di equivalenza che considera anche la presenza di minori o disabili a carico del richiedente.

A fare fede sono i dati contenuti nella Dichiarazione Sostitutiva Unica, o DSU, che esattamente come l’ISEE può essere richiesta presso l’INPS, i CAF e patronati - sia recandosi fisicamente allo sportello sia attraverso i servizi online.

È proprio sulla corrispondenza tra quanto riportato dalla DSU e la dichiarazione ISEE che vertono le verifiche di cui sopra. Viene controllato, in particolare, se a seguito della verifica a campione risultano omissioni o difformità relative al valore del patrimonio mobiliare complessivo del nucleo familiare. 

ISEE: i controlli possibili e cosa si rischia

Va sin da subito chiarito che una dichiarazione ISEE sbagliata, o con qualche errore non volontario, comporta semplicemente la segnalazione da parte dell’Agenzia delle Entrate e la conseguente necessità di correggere o aggiornare il documento come da disposizioni.

Non si rischia dunque molto, nel caso di una svista. Diverso è il caso di una dichiarazione ISEE mendace, in cui i controlli incrociati rilevino la volontarietà dell’omissione o del falso. In questo caso si incorre nel reato di falso, che è punibile - oltre che con importanti sanzioni pecuniarie - anche con la reclusione.

Ma come funzionano i controlli di cui parla l’INPS? Il primo soggetto da chiamare in causa è l’Agenzia delle Entrate, che a partire da un rapporto sintetico sulla capacità patrimoniale del contribuente può rilevare eventuali incongruenze tra ISEE e DSU. 

Gli accertamenti ulteriori vengono compiuti dalla Guardia di Finanza, che può spingere le indagini ovviamente molto oltre, sino a verificare il diritto alle prestazioni richieste o, peggio, già godute tramite la dichiarazione mendace. 

L’INPS, infine, opera i suoi controlli più specificatamente in materia di capacità reddituale e situazione lavorativa dei membri del nucleo familiare. Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza ed INPS sono dunque i soggetti coinvolti nei controlli incrociati avviati ad inizio 2020 e ripresi, più recentemente, lo scorso Dicembre.

La normativa in materia di false dichiarazioni fa riferimento agli articoli 75 e 76 del Testo Unico sulla Documentazione Amministrativa, del 2000. Tale norma impone, innanzitutto, il decadimento “dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

La legge prosegue poi riferendosi all’ex art 483 del codice penale, che prevede la reclusione fino a due anni per chi “attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità”.

Dichiarare il falso in sede di dichiarazione dei redditi - e conseguenti certificazioni come DSU e ISEE - è dunque un grave illecito nei confronti dello Stato e della comunità, e si configura come reato penale in quanto equiparato ad un vero e proprio danno inferto volontariamente alla cosa pubblica.

Controlli ISEE: chi controlla e cosa si rischia per dichiarazioni false


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