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Cambiare lavoro: guida alle dimissioni volontarie 2026
di Alessandra Caraffa - 08/07/2026
Cambiare lavoro o decidere di interrompere un rapporto professionale è un passo importante, che richiede il rispetto di precisi adempimenti burocratici.
Per evitare il fenomeno delle "dimissioni in bianco", la procedura è diventata completamente digitale. Vediamo quindi come funzionano le dimissioni volontarie telematiche, quali sono i documenti necessari, come calcolare il preavviso e in quali casi eccezionali si conserva il diritto alla disoccupazione NASpI.
Cosa sono le dimissioni volontarie INPS?
Le dimissioni volontarie online sono state introdotte dal Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 151 e sono obbligatorie dal 12 marzo del 2016. Ciò significa che non è più possibile comunicare le proprie dimissioni con una semplice lettera, ma è necessario seguire la procedura telematica disponibile sul portale dell’INPS.
Nel concreto, si tratta di compilare un form online con i dati relativi al rapporto di lavoro che si vuole interrompere, facendo attenzione ad indicare la data di decorrenza delle dimissioni volontarie e rispettando il preavviso previsto dal proprio contratto di lavoro.
Chi non deve presentare le dimissioni telematiche?
La procedura telematica INPS si applica a tutte le tipologie di contratto subordinato del settore privato, inclusi i contratti atipici (come i contratti a tempo determinato o di somministrazione).
Le dimissioni volontarie INPS sono escluse soltanto in alcuni casi specifici:
- Rapporti di lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione;
- Colf, badanti e altri lavori domestici;
- Durante il periodo di prova, purché le dimissioni avvengano entro la scadenza dello stesso;
- Risoluzione consensuale del contratto in sede conciliativa;
- Dimissioni durante il periodo protetto (per esempio, durante la gravidanza o nel caso di figli piccoli), che prevedono un passaggio per l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
In tutti gli altri casi, è necessario servirsi della pratica telematica INPS.
Come dare le dimissioni volontarie: le informazioni necessarie
Prima di compilare la lettera di dimissioni volontarie sul portale INPS - in autonomia oppure rivolgendosi a un soggetto abilitato - è bene accertarsi di avere a disposizione tutte le informazioni richieste dalla procedura.
Per evitare errori, è importante procurarsi i seguenti documenti:
- Documento d’identità in corso di validità;
- Codice fiscale;
- Contratto di lavoro (o lettera di assunzione);
- Ultima busta paga.
Inoltre, bisogna avere a disposizione:
- Un indirizzo email;
- Intestazione, Partita IVA, email o PEC dell’azienda;
- Data di decorrenza delle dimissioni (da calcolare in base al preavviso richiesto dal contratto).
Le dimissioni possono essere revocate entro 7 giorni dalla data di invio della comunicazione INPS dimissioni volontarie.
Come funzionano le dimissioni volontarie: data di decorrenza e preavviso
Indicare la data di decorrenza corretta è fondamentale per evitare contestazioni o trattenute in busta paga o sul TFR. È quindi importante sapere come calcolare l’ultimo giorno di lavoro, tenendo conto del preavviso richiesto dal proprio contratto di lavoro (CCNL o contratto individuale) o nella lettera di incarico.
Nel caso di contratti collettivi nazionali (CCNL), il preavviso è obbligatorio, e la sua durata può essere particolarmente difficile da calcolare, poiché dipende anche dall’inquadramento e dall’anzianità di servizio del lavoratore.
Nel CCNL metalmeccanico, per esempio, il preavviso obbligatorio può andare da 10 giorni dei livelli D1-D2 ai tre mesi per i quadri, o A1. Nei CCNL applicati a commercio e terziario, invece, il preavviso non supera quasi mai i 45 giorni. I contratti nazionali, però, subiscono delle modifiche nel corso degli anni, motivo per cui è fondamentale fare riferimento al documento corretto - rivolgendosi a un professionista (patronato, sindacato, consulenti del lavoro, etc.) in caso di dubbi.
È inoltre importante sapere che eventuali periodi di ferie e malattia sospendono automaticamente il preavviso, posponendo la data di cessazione del rapporto di lavoro di tanti giorni quanti sono quelli di effettiva assenza del lavoratore.
Con le dimissioni volontarie si ha diritto alla NASpI?
La NASpI è riconosciuta ai dipendenti che perdono il posto di lavoro per cause non riconducibili alla propria volontà (si parla esplicitamente di involontarietà dello stato di disoccupazione). In linea generale, quindi, l’indennità di disoccupazione non spetta a coloro che presentano le dimissioni volontarie.
Esistono però delle eccezioni specifiche che danno diritto alla NASpI anche in caso di dimissioni volontarie:
- Dimissioni per giusta causa, cioè in seguito a gravi mancanze del datore di lavoro, come per esempio il mancato pagamento reiterato, il mobbing e le modifiche contrattuali peggiorative unilaterali;
- Dimissioni durante il periodo di maternità/paternità protetto: le dimissioni presentate durante la gravidanza e fino al compimento del primo anno di vita del bambino sono equiparate a un licenziamento, quindi danno automaticamente diritto alla NASpI;
- Risoluzione consensuale del contratto nei casi previsti dalla legge, nei casi specifici previsti dalla legge, ad esempio se la risoluzione avviene nell’ambito della procedura di conciliazione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro (per aziende sopra i 15 dipendenti) o a seguito del rifiuto del lavoratore al trasferimento presso un’altra sede aziendale distante oltre 50 chilometri dalla sua residenza (o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici).
In questi tre casi, la cessazione del rapporto di lavoro viene equiparata alla condizione di involontarietà che dà accesso all’indennità di disoccupazione.
Come presentare le dimissioni telematiche?
Per comunicare le proprie dimissioni all’INPS è possibile seguire diverse strade:
- Presentare le dimissioni compilando in autonomia il form disponibile sul portale dell’Istituto, dopo essersi autenticati con SPID, CIE o CNS;
- Rivolgersi a un soggetto abilitato che conduca la pratica online per conto del lavoratore, come un patronato, un’organizzazione sindacale o l'Ispettorato nazionale del lavoro;
- Utilizzare il servizio online di Patronato, avendo a disposizione carta d’identità, codice fiscale, modello Unilav di assunzione (o una busta paga) e l’indirizzo PEC dell’azienda.
Le stesse indicazioni sono valide anche per la revoca delle dimissioni telematiche, che può essere richiesta entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo compilato.